La Goccia Briantea

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Un piccolo libretto illuminante PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Gennaio 2013 00:00

Gruppo micologicoStavo in un letto d’ospedale per un intervento chirurgico e guardavo le pagine di un piccolo libretto “I funghi in tasca” di Bruno Tessaro, edizioni Gribaudo, che mi aveva appena portato mio cognato Paolo.
Era settembre, stagione di funghi, ma per me, bloccato in un letto con la flebo nel braccio, di funghi proprio non se ne poteva parlare. I miei amici del Gruppo micologico di Rogeno mi facevano sapere quanti chilogrammi di porcini avevano trovato il giorno precedente e mi esortavano a guarire in fretta per potere anch’io andare per i boschi della Valtellina a cercare i pregiati funghi, da tutti ambiti come se fossero i soli da raccogliere. Non si può negare che grande è l’emozione che si prova quando nel bosco, tra l’erba o il muschio, possiamo scoprire due o tre porcini che si mimetizzano quasi timorosi di farsi vedere dagli umani. Tornando al libretto “I funghi in tasca”, mi è balzato subito agli occhi il colore degli angoli delle pagine che era verde per i funghi commestibili, ben duecentoquaranta pagine, giallo per i funghi non commestibili, quarantaquattro pagine e rosso per i funghi velenosi, settantasei pagine. Questo libretto non è assolutamente un testo esauriente; è un libricino di circa centimetri sette per dodici, che sta comodamente in tasca, per essere consultato andando nel bosco, se non si è così testardamente convinti che i funghi che non sono “porcini” vadano assolutamente ignorati.Stemma Gruppo Brianza
Certo, alcuni miei amici così chiamati “porcinofili” e che trovano letteralmente “decine di chili”, non si piegano a guardare la “fuffa”, vale a dire i funghi che boletus non sono; mi permetto di dire loro che si sbagliano a disprezzare gli altri funghi i quali invece sono una alternativa talora più che accettabile se, nel bosco, in quel giorno, non ci sono i signori porcini, regali presenze dal volgo preferite. Io personalmente sono andato alla ricerca degli “altri” poiché di porcini ne trovavo sempre pochi e mi chiedevo se il Padre Eterno non fosse stato un poco avaro nel concedere agli uomini una sola qualità di funghi commestibili, mettiamo pure accompagnati dalle “gallinelle o finferli” (Cantharellus cibarius).
Qualcuno si degna di raccogliere il Leccinum scabrum chiamato volgarmente “beola” in Brianza o il Leccinum rufus detto “rossino” ma normalmente non si allontana da questi. Taluno, coraggioso, raccoglie le mazze da tamburo (Macrolepiota procera) o i “cock” (Amanita caesarea) ma sono proprio una minoranza; la maggior parte, sorretti da credenze popolari antiche, si ferma ai regali boletus che sono di quattro famiglie: Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus pinophilus e Boletus aestivalis, tutti eccellenti. Io, che dall’età di sei anni vado a funghi, credo di avere assaggiato (si fa per dire) almeno centotrenta qualità e posso dire che non torno mai a casa senza niente come è capitato varie volte agli amici “fungiatt” tradizionali che tornavano col cestino vuoto, mentre io col cesto pieno. Pochi conoscono il Tricholoma portentosum ed il nome stesso dovrebbe suscitare interesse per questa specie; in zona di Cantù viene chiamato “cenerino” che cresce a tardo autunno, sotto le foglie secche e si mimetizza per il suo colore grigio topo. Mi è capitato di trovare delle piccole “orecchiette rosse” sul terreno nudo smosso delle nuove stradine di montagna; questi funghi cartilaginosi sono eccellenti da essere mangiati crudi con il condimento facoltativo di zucchero e liquore. Ma nel mio librettino gli esempi di funghi commestibili, anche ottimi, non sono pochi; posso citare ad esempio il Boletus erythropus che cambia colore al taglio e che da tanti è considerato sospetto mentre invece, previa prebolitura e scartandone l’acqua di cottura, è un ottimo fungo oppure analogamente deve essere tassativamente cotto il comune “chiodino” (Armillaria mellea), raccolto da tanti. Vorrei dire due parole sui cosidetti funghi “innocenti”, i funghi bianchi per i quali, anche quest’anno passato ci sono stati dei morti per avvelenamento avendo scambiato le mortali Amanita verna e Amanita phalloides per degli innocui prataioli. Attenzione, c’è gente che quando raccoglie quest’ultimi taglia la parte bassa del gambo nel prato per non portare a casa della terra ma in tal modo può tagliare la “volva” di un’amanita mortale e metterla inconsciamente tra i prataioli dai quali è distinguibile, in modo certo, dalla presenza della volva, assente nei prataioli. Non voglio dilungarmi troppo perché a parlare di funghi si possono scrivere decine di libri che peraltro sono già stati scritti e non è il caso che mi ci dedichi. Buona raccolta.
Paolo Ugo

 

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