La Goccia Briantea

IL RISCHIO PDF Stampa E-mail
Giovedì 30 Agosto 2012 00:00

Fino alla metà del secolo scorso la comunità si arroccava intorno alla chiesa, al municipio e all’osteria. A dividersi la sovranità del paese erano il parroco che pensava alle anime, dall’altra il sindaco che amministrava. Qualche volta si creava qualche confusione ma il tempo che passava e il buon senso finivano sempre per sciogliere i nodi. L’osteria era il “contro altare” della parrocchia e del municipio. Tra profumi di mosti modesti e diverse parolacce, si discuteva, si faceva mediocre politica. E così andava avanti il paese, tramandando valori e cultura del passato. Poi i tempi sono un po’ cambiati: le osterie hanno lasciato il posto ai bar con le luci forti e i suoni assordanti. Purtroppo la crisi delle vocazioni ha costretto i parroci a dividersi in diverse parrocchie.

E’ bello osservare come vive ancora forte lo spirito campanilistico: un pregio che i soliti “emancipati,” che vaneggiano per ogni cosa moderna, definiscono un retaggio del passato. Invece “il campanile” è ancora una cosa molto utile e importante. Utile, perchè? Perché grazie a questo forte senso di appartenenza alle radici, al profumo delle antiche cose, sono organizzate varie manifestazioni nostrane e che sono il mezzo migliore per mantenere l’aggregazione, tramandare quei valori e quella cultura locale che sono tanto importanti. Perché la cultura locale, la storia dei nostri avi, il dialetto e tante altre belle cose “di nost gent”, devono essere considerate una dote importante? Perché cosa abbiamo da contrapporre all’invasione di altre culture se dimentichiamo di averne una noi che è di altissimo valore? Penso che “il campanile” non riesca da solo, anche se vi è la buona volontà, a tenere in piedi non solo la vita ricreativa ma anche i servizi di soccorso, di assistenza ed altre cose utili.

Penso che senza un’Amministrazione comunale doverosamente sensibile alle citate problematiche e con l’aiuto di tutte le sue strutture, sarebbe impossibile portare avanti queste belle tradizioni. Per troppi trascorsi anni i nostri “campanili” vennero privati di una struttura amministrativa pubblica che accompagnasse e sostenesse il loro vivere. Abbiamo avuto il terrore di rischiare di doversi ritrovare in un paese dormitorio senza più vita, né anima, nessuna voglia di socializzare e di sorridere. Abbiamo corso il rischio di rimanere soltanto con dell’aria buona, alcune volte nemmeno quella, e magari dei bei panorami, anch’essi in pericolo.

 

Antonio Isacco

 

 

 

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