La Goccia Briantea

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La buona politica PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Ottobre 2011 16:04

Spesso ci si trova a parlare di politica con i giovani intendendo soprattutto il ‘dialogo giovane’ della politica. Mi riferisco al dialogo inteso come azione volta a recuperare quell’entusiasmo e quella convinzione che vacillano sempre più nel nostro mondo, al fine di sviluppare anche in politica la forza delle idee, dei principi e dei valori. Bisogna che si pensi a una ‘’nuova cultura politica’’ diversa da quella degli ultimi anni, che in fondo si è ridotta solo a sterili contrapposizioni.
La politica è alla base di qualsiasi scelta economica, sociale ed occupazionale ed è giusto che i giovani inizino a comprenderne le dinamiche per diventare parte attiva di un cambiamento globale, per iniziare a pensare al proprio futuro, a informarsi, scegliere e partecipare allo sviluppo del territorio per il benessere generale. Tutto nel rispetto dei valori fondamentali e costituzionali che preludono alla crescita di TUTTI.
E’ ormai tempo in cui attuare il binomio imprescindibile: sviluppo economico – ambientale sostenibile del territorio e sviluppo della politica del territorio. Lo sviluppo della politica nel nostro territorio deve essere prioritario altrimenti continueremo a subire sorpassi e aumenteranno sempre di più le distanze che ci costringeranno a rincorrere per recuperare, se non addirittura a rimanere bloccati all’angolo.
Le identità territoriali non devono essere solo enunciate, magari copiando piani e programmazioni di altre realtà, ma devono essere perseguite con ricorso alla “Buona Politica” e tradursi nei fatti; anche piccoli ma continui in base alle proprie risorse economiche. Non occorrono solo soluzioni tecniche e programmatiche fatte da pochi ‘addetti’ ancorchè eletti, ma soluzioni <alte> che derivino da una politica partecipativa; occorre dunque superare ogni forma di indifferenza e, quindi, partecipare al dibattito politico senza fermarsi alla sterile contrapposizione dei partiti e/o dei loro ordini nazionali. Sarebbe auspicabile riflettere maggiormente sui diktat dei ‘portaordini locali’ e saper ragionare con la propria testa pur nel rispetto di tutti . In questo modo si potrebbero ridurre gli attuali tempi  decisionali che i cittadini esigono giustamente brevi. Bisogna pretendere  la meritocrazia a tutti i livelli soprattutto in quelli dirigenziali , solo così potremmo parlare di giusta competitività territoriale e avere anche il coraggio di scelte impopolari, ma giuste.
Lo sviluppo della Politica non parte però dai livelli sovraordinati ma parte proprio dai territori comunali e poi raggiunge e contagia gli altri livelli. Sarebbe interessante iniziare con il mettere in scena una nuova tipologia di soggetto politico più umile, più colto e preparato che non competa per il potere, inteso come potere sugli altri, ma che si proponga e agisca in uno spirito di riorganizzazione della politica locale e che non si muova solo nella logica delle competizioni elettorali, ma che scelga di agire in una dimensione politica differente e più ampia, di autoformazione e autoeducazione, di maturazione e trasformazione personale. Una progettualità, come gioco di squadra, che sia in primis un ’attrattore politico’ impegnato in una prospettiva di rigenerazione politica capace però di realizzare sul territorio una filiera di conoscenze progressiste e prodromiche ad una corretta competitività territoriale. Bisogna pensare a creare situazioni e occasioni di stimolo per agevolare una transizione del sistema politico attuale verso la capacità di competere promuovendo nuove linee <conflitto> ma già dotate di nuove e moderne soluzioni. E’ tempo che anche i vecchi della politica diano spazio ai giovani per liberare le loro energie, favorire il loro entusiasmo e partecipazione. Pochi sono coloro che riescono a manifestare con autocritica gli errori del passato ed essere lucidi nel prendere coscienza ed esserne saggi per farne tesoro. Tanto di cappello a chi ci riesce ed a chi ha un animo giovane, libero ed incontaminato che sicuramente ha titolo di criticare e con l’impegno portare cambiamenti e contribuire alle realizzazioni. L’attuale crisi globale ci obbliga a pensare al nostro futuro e quindi a quello dei nostri  giovani, in una prospettiva costruttiva e di lungo periodo. La percezione diffusa è quella di un vuoto che riguarda in generale qualsiasi maggioranza e opposizione e tutto il mondo istituzionale  che latitano nei loro confronti. Un incantesimo che imprigiona. L’effervescenza cattolica esprime preoccupazione ma rivela un problema irrisolto: su quali tempi muoversi, lunghi del sociale e religioso, medi della cultura o brevi dell’emergenza? I laici sono disorientati e incapaci di riprendere il bandolo della matassa che si è molto complicata con secche di insofferenza e non più disponibile a tollerare di essere massa manovra.
La conoscenza, internet, i  continui viaggi all’estero dei giovani rendono questo scenario meno pessimistico di quanto possa sembrare. Infatti da qualche parte lessi: <la cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare, facile da governare, ma difficile da ridurre a schiavitù>.E’ necessario, a mio modesto avviso, stimolare soprattutto nei giovani, la passione e il desiderio verso il confronto e l’impegno politico ma anche l’interesse verso le istituzioni democratiche negli attuali schieramenti e che, addirittura non votano, oppure lo fanno oramai da troppo tempo unicamente secondo la logica del meno peggio e del ‘ turiamoci il naso’ come diceva Indro Montanelli.

Rogeno, 30/08/11

Antonio Martone

 

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