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Rete donne brianza e la cementeria PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Ottobre 2011 10:23

Perché chiediamo alla provincia di Como di non rinnovare l’autorizzazione a bruciare c.d.r. (combustibile derivato da rifiuti) alla Holcim di Merone. L’associazione Rete Donne Brianza si è presa l’onere, non senza difficoltà, di far effettuare negli anni studi ambientali per valutare il possibile impatto inquinante del cementificio Holcim per quanto riguarda l’emissione in atmosfera di metalli pesanti in grado di depositarsi ed
eventualmente accumularsi sul territorio di Merone e comuni limitrofi. Il primo :terra ,è stato effettuato nel 2005/6 dal Prof. Federico Valerio del Servizio Chimica Ambientale dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, e ha avuto come oggetto la “Contaminazione da metalli nei terreni intorno al cementificio HOLCIM di Merone”. Il secondo ;aria, è stato effettuato nel 2008/9 dal Dott. Luigi Sanità di Toppi, Professore Associato di Botanica Generale presso l’Università di Pavia, e ha avuto come oggetto il ”Biomonitoraggio dell’inquinamento atmosferico da metalli pesanti mediante l’impiego di licheni trapiantati “. Entrambi gli studi hanno appurato che “allontanandosi dalla Holcim, la concentrazione dei metalli pesanti diminuisce gradualmente”. Come anche “l’accertata presenza di numerosi metalli tossici (mercurio, piombo, cadmio, rame, arsenico) nelle emissioni del cementificio Holcim, la non trascurabile quantità di tali metalli, giornalmente immessa nell’ambiente (in particolare il mercurio) e la presenza di aree vulnerabili nelle possibili zone di ricaduta delle emissioni del cementificio, quali terreni ad uso agricolo e i due laghi oggetto di pesca sportiva, meritano una dovuta attenzione”. Infine auspicavano ”opportune ulteriori indagini per confermare questo risultato, valutarne con maggiore dettaglio estensione ed entità, identificarne con certezza le cause”. Questi studi sono pubblicati sul nostro sito internet (www.retedonnebrianza.org) e sono stati esposti dagli stessi autori in occasione delle
diverse assemblee pubbliche da noi organizzate allo scopo di informare la popolazione e le amministrazioni comunali (quest’ultime in verità hanno sempre mostrato scarso interesse a recepirne le conclusioni). Oggi R.D.B. si pone una domanda: da dove deriva la convinzione da parte della multinazionale svizzera di un rinnovo dell’autorizzazione, dopo la parentesi sperimentale, considerato che ha chiesto al Comune di Monguzzo un’ autorizzazione paesaggistica di variazione d’uso di un silos per stoccare c.d.r. e un cambio di destinazione di un terreno da agricolo a industriale per la costruzione di un capannone? Su quest’ultima richiesta, ricordiamo, praticamente la metà della popolazione di Monguzzo ha firmato una petizione contro. Un ulteriore domanda: la sperimentazione dell’incenerimento del c.d.r. che risultati ha dato? Ci piacerebbe saperlo. Ancora, considerando che come più volte dichiarato in sedi istituzionali (Provincia di Lecco), la materia prima è in esaurimento, per quale motivo la Holcim prevede un piano industriale, si presume per i prossimi 10 anni, che comporta investimenti importanti e non di poco conto?? Siamo sempre stati assolutamente contrari all’incenerimento del c.d.r. anche perché la Provincia di Como è autosufficiente per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti e perché la Regione Lombardia e la legge concedono ai cementifici deroghe e la possibilità di emettere in atmosfera cento volte (!) più sostanze di un inceneritore, aggravando così una situazione ambientale già di per sé critica.
Vogliamo ricordare che dal 2004 anno di nascita dell’ associazione R:D:B: vigiliamo e informiamo sulla situazione in questione la presidente Rete Donne Brianza Pugliese Lola

 

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