La Goccia Briantea

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Andando a funghi PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Luglio 2011 08:23

Erano circa le sei e trenta del mattino, dieci minuti prima avevo aperto gli occhi tra mille pensieri che mi assillavano,  mi rivedevo il giorno prima tra i boschi della Brughiera in cui mi ero addentrato al mattino presto in cerca di funghi. Mentre percorrevo i sentieri da me conosciuti, nella vivida luce dell’alba che filtrava tra gli alberi improvvisamente tutto intorno si rabbuiò e nel contempo un ticchettio in crescendo mi segnalò l’arrivo della pioggia. Una nuvola passeggera prospettai, tirai dritto. Trascorsi una decina di minuti mi fermai a togliermi la mantellina di cui mi ero premunito, il cielo si era liberato e aveva smesso di piovere. Deviai per un sentierino abbastanza scosceso, in fondo alla valletta un piccolo ruscello scorreva lento, sopra di esso alcuni pali erano posizionati  di traverso a mo di ponticello, mi apprestai ad attraversarlo e finii a gambe levate atterrando fortunatamente sulla sponda opposta tra un letto di muschio e foglie. Recuperato cestino e bastone proseguii oltre. A tratti mi chinavo a cogliere qualche fungo che conoscevo e altri di cui avevo già visto in precedenti escursioni, ma ovviamente non li integravo con quelli ritenuti certamente commestibili, nel cestino li deponevo separatamente, una volta a casa avrei cercato di capirci qualcosa. L’habitat a tratti comprendeva Querce e Roverelle disposte in modo regolare, piantumazioni di ex vivai con insediamenti di Pino silvestre e Betulla, qui raccolsi tre Porcini, ero più che soddisfatto, cominciava a far caldo, rientrai nel sentiero principale e decisi di rientrare alla macchina. Non era la giornata giusta, solo l’istinto e il movimento rapido che colsi all’ultimo istante mi permise di non calpestare una vipera che scivolò via dal sentiero. Il cestino era quasi pieno e sul tavolo di casa faceva un bel figurone. Misi da una parte due Mazze di tamburo e i Porcini, da un’altra alcuni Rossini con i Beolini e i Castagnoli. Dopo averli puliti ben bene li cucinai facendo un’unica padellata. Avevo ospiti l’indomani, domenica, l’occasione per banchettere con funghi freschi da me raccolti nella zona. “Amanita rubescens”, certo è lei!! così dicendo adittai sull’immagine e la parte descrittiva che rappresentava questa specie su un fascicoletto, l’avevo già incontrata altre volte ma mai raccolta, -commestibile dopo cottura- bene!! due esemplari bei carnosi. Me li rigirai tra le mani, presi qualche annotazione e fugato ogni dubbio decisi che sarebbero andati a far compagnia ai suoi simili in padella. Sul fondo del cestino erano rimasti alcuni funghi, prataioli, alcune Clitocibi bianche e altri. Alla fine dopo aver ripassato tre volte il libretto dei funghi che avevo a disposizione pensai che era giunto il momento di desistere; non riscontrando una valutazione che mi desse la certezza di una sicura commestibilità o non delle specie che avevo davanti le rovesciai nel sacchetto della pattumiera. Prima di coricarmi per la notte sfogliai ancora il libretto dei funghi “Amanita pantherina” –pericolosa-molto tossica-, rassomigliante all’Amanita rubescens. Confrontando le immagini riproducenti le due specie qualche diversità era evidente ma ormai il dubbio aveva preso il sopravvènto e a fatica riuscii ad addormentarmi. E fù così che il mattino seguente il lauto pasto a base di funghi destinato agli ospiti prese un’altra strada. Mi ero avvicinato ai fornelli, evaporato il liquido di cottura e regolato di sale aggiungendo qualche aroma passai all’assaggio, il sapore amarognolo abbastanza pronunciato mi fece rinunciare di proseguire oltre, a malincuore spensi il fornello e presi la decisione finale. Quel giorno riuscii a compensare il pranzo e tutto andò a buon fine. Trascorsi più di trenta anni mi capita di ripensare a quella vicicissitudine. Probabilmente l’Amanita rubescens era lei e il sapore amaro dovuto da un Tylopilus felleus erroneamente passato come Boletus aestivalis. Tra probabilità, dubbi e incertezze è prevalsa la consapevolezza del rischio che avrei corso, e ora mi trovo a scrivere queste righe formulando a chi in particolare modo sta entrando nel campo della Micologia e agli occasionali cercatori di funghi di prestare la massima attenzione nei luoghi e ambienti di crescita, il rischio e pericolo è sempre presente, non raccogliere specie fungine di incerta commestibilità, nell’eventualità farle accertare da persone competenti e professionalmente preparate appartenenti a Centri e Associazioni Micologiche. Colgo l’occasione per informarvi della prossima serata: il 13 Giugno i nostri esperti Paolo Ugo e Giuseppe Frigerio ci presenteranno gli “Ascomyceti” funghi particolari per loro costituzione e dai colori variegati. Vi ricordo inoltre la riuscitissima conferenza svolta il 16 Maggio presso le Scuole E lementari di Rogeno “La sicurezza in montagna”, elementi comportamentali, adeguati abbigliamenti per la prevenzione di pericoli, segnalati e proposti dagli esperti relatori A. Fumagalli e E.Beretta facenti parte del Soccorso Alpino e Speleologico che ci hanno documentato il loro operato su interventi, soccorso e recupero anche in casi estremi e situazioni pericolose. La recente serata del 22 Maggio scorso condotta dal competente Ferruccio Castelli ”Fiori delle Alpi Apuane” ci ha regalato delle stupende immagini dei fiori e luoghi di crescita.

Della Rovere Alfredo      Gruppo Micologico Brianza-Rogeno

 

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