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ABBAZIA DI SAN FRUTTUOSO PDF Stampa E-mail
Martedì 24 Maggio 2011 14:49

In Liguria, tra Camogli e Portofino, incastonata in una profonda insenatura, quasi una perla nella frastagliata costa del Monte di Portofino, c’è una deliziosa, piccola baia, raggiungibile soltanto a piedi o dal mare: è la baia di S. Fruttuoso Capodimonte che ospita una magica Abbazia risalente all’anno 1000, intorno alla quale si sviluppano una spiaggetta, una chiesa, la Torre dei Doria e poche casette di pescatori che si specchiano nel blu smeraldo del mare, su un fondo verde scuro di pini. La leggenda narra che il vescovo Fruttuoso, morto sul rogo , apparve in sogno a cinque monaci e indicò loro il luogo in cui dovevano essere sepolti i suoi resti. Il luogo in questione era riconoscibile per tre segni: un drago feroce, una caverna e una limpida fonte d’acqua. I monaci, guidati da un angelo arrivarono sugli scogli di Capodimonte, dove trovarono i segni predetti tra i quali il drago, che fu affrontato e annientato dall’angelo. La leggenda prende spunto da vicende realmente  accadute: vero è Fruttuoso, vescovo di Terragona, che nel 259 fu arrestato e condannato, durante le persecuzioni di Valeriano. Vera è la sorgente annunciata dal Vescovo nel sogno, conosciuta e segnalata su tutte le carte dei naviganti, perché prezioso punto di rifornimento. Vera è anche la “fama” del drago, leggenda diffusa tra i marinai forse per allontanare i possibili contendenti che qui volevano rifornirsi d’acqua.
L’Abbazia sorse alla metà del X secolo ad opera di monaci greci. Passò in seguito ai monaci benedettini. Nel XIII secolo vi fu aggiunto il corpo edilizio con loggiato verso il mare, ad opera della famiglia genovese dei Doria, che utilizzò una sala dell’Abbazia per le proprie sepolture. La torre, intitolata ad Andrea Doria dai suoi eredi, Giovanni, Andrea e Pagano, fu eretta nel 1562 lungo la strada che collega l’Abbazia al borgo dei pescatori in una ripida scalinata. Fu principalmente costruita per difendere il borgo e la sua provvidenziale sorgente d’acqua dalle eventuali incursioni dei pirati barbareschi. Sulle due facciate è presente lo stemma dei Doria, l’aquila imperiale. L’Abbazia fu in seguito abbandonata e utilizzata come abitazione. Nel 1933 fu restaurata dallo stato e nel 1983 i Doria Pamphili donarono gli edifici e i terreni al FAI (Fondo Ambiente Italiano). Nelle sale del complesso monastico un restauro completato negli anni novanta ha rimesso in luce le antiche strutture romaniche, è stato poi allestito un museo dedicato alla storia dell’Abbazia.

Frigerio Maria Rosa

 

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