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“Ho il cancro”, un progetto di sostegno psicologico di gruppo PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Aprile 2011 15:23

“Ho il cancro”, un progetto  di sostegno psicologico di gruppoLa malattia oncologica entra violentemente nella vita e ne interrompe bruscamente la continuità, inducendo un forte senso di incertezza e di impotenza. È un’esperienza che investe tutte le dimensioni dell’esistenza: psicologica, fisica, umana, spirituale. Qualunque sia la diagnosi, la prognosi, la risposta alle terapie, non esistono tumori di scarsa rilevanza.

Il cancro infatti rappresenta sempre, per il paziente e per la sua famiglia ma anche per i terapeuti, una prova esistenziale sconvolgente. Questa prova riguarda tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il proprio corpo, il significato dato alla sofferenza, alla malattia, alla morte, così come le relazioni familiari, sociali, professionali.    Ma se sotto il profilo strettamente medico il paziente viene seguito da un’equipe che costantemente lo aggiorna sul suo stato di salute e sulle sue reazioni alle terapie, sul piano psicologico il paziente viene spesso lasciato solo a gestire un vissuto sconvolgente.  Ecco allora il Gruppo di Sostegno Psicologico. Il gruppo rappresenta un luogo protetto di discussione e di confronto tra persone che condividono sofferenze e disagi legati ad uno stesso problema. In questo scenario, ciò che il gruppo offre è la sensazione di “non essere più soli”. Diventa il luogo dove emozioni come paura, rabbia, rifiuto, senso di sconforto e di fallimento, le angosce e i pensieri più dolorosi possono essere espressi ed affrontati.  La specificità di un approccio psicologico alla oncologia consiste nel suo rivolgersi ad un paziente il cui disagio psicologico non dipende primariamente da un disturbo psicopatologico ma è generato dalla situazione traumatizzante della malattia.
Ciò implica il riferimento ad un concetto psicologico fondamentale: il concetto di crisi, considerato come “momento di cambiamento”, nell’ambito del quale possiamo distinguere tre fasi:
• l’esplicitazione del problema (il cambiamento nel rapporto con se stessi e con gli altri, la consapevolezza della propria vulnerabilità e dell’eventualità della propria morte), che ha il valore di una richiesta di aiuto e testimonia il fatto che le circostanze oltrepassano le capacità di autogestione del problema da parte del soggetto;
• la mobilitazione della rete sociale prossima al paziente (familiari, curanti);
• lo sviluppo di un nuovo equilibrio attraverso l’individuazione di soluzioni adattive e l’accettazione del cambiamento.
Al centro dell’intervento figura ovviamente la persona del malato, considerato a partire dai diritti inalienabili di ogni essere umano: a) la sua dignità di persona ed i problemi relativi al suo stato, nel pieno rispetto dei suoi diritti e delle sue convinzioni etiche e/o religiose; b) i bisogni psicologici ed emotivi che, tenendo conto delle differenze individuali, investono la certezza di non essere abbandonato, la sicurezza di ricevere le necessarie cure mediche, la possibilità di essere considerato un soggetto in grado di ricevere informazioni regolari, comprensibili e credibili, la certezza di poter ottenere, accanto ad una assistenza sanitaria, la necessaria attenzione sia in termini di ascolto che di presenza.
In estrema sintesi il lavoro di gruppo si configura come la condivisione di emozioni, vissuti e sentimenti tra persone che stanno attraversando o hanno attraversato la medesima esperienza di malattia e che si propongono una serie di obiettivi comuni:
- Trovare uno spazio per esprimere  le proprie paure ed angosce                                                                                            
-Cercare di contenere e ridurre i principali problemi psicologici legati alla malattia (ansia, depressione, e altri disturbi di adattamento) attraverso modalità comportamentali più funzionali e positive;
-Integrare la malattia nella propria esperienza di vita e trovare un senso a ciò che è successo;                                    
-Rinforzare le interazioni di aiuto tra i membri del gruppo nel rispetto delle proprie diversità.                                                                
-Migliorare la comunicazione con familiari e staff curante;                                                                                
-Affrontare l’incertezza del futuro attraverso l’acquisizione di nuove strategie comportamentali e relazionali.
I gruppi saranno composti da un massimo di 10 partecipanti e gli incontri avranno cadenza settimanale; la durata di ogni seduta sarà di 1 ora e mezza. Una volta inoltrata la richiesta di partecipazione, si verrà contattati per sostenere un primo colloquio preliminare individuale di approfondimento con lo psicologo. In relazione alla specificità delle richieste pervenute, verranno formati gruppi tra loro omogenei.
INFORMAZIONI
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http:// educarea .xoom.it  
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