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Pontenuovo di Merone PDF Stampa E-mail
Martedì 30 Novembre 2010 16:55

“Quando le scelte tecniche vengono fatte senza ascoltare la gente, queste sono le conseguenze”. E’ molto amareggiato un cittadino di Pontenuovo di Merone dopo quanto è successo lo scorso mese di novembre a seguito dei lavori di palificazione del fiume Lambro, che hanno causato verosimilmente crepe nelle mura delle abitazioni, tanto da costringere l’Amministrazione Comunale ad evacuare ben sei famiglie. Ora l’allarme sembra rientrato, ma in quei giorni la paura è stata tanta. Paura ancora più acuita dalle continue piogge. Il ricordo dell’alluvione del 2002 è sempre vivo. Anche i vetrini che i vigili del fuoco avevano posizionato all’interno delle crepe, si erano spezzati, segno rivelatore dell’insicurezza della palazzina. Poi dopo quattro giorni, durante i quali le famiglie erano state ospiti di un hotel di Erba, il pericolo è cessato. Gli abitanti della frazione si sono sempre dichiarati contrari a questa modalità di intervento, perché non è alzando muri che si impediscono le alluvioni, ma curando il letto e le sponde del fiume Lambro.
Nel consiglio comunale di fine novembre, il sindaco Pietro Brindisi ha ribadito che i costi di riparazione dei danni all’edificio provocati dai lavori antiesondazione non saranno pagati dalle famiglie coinvolte e neppure dal comune di Merone, ma direttamente dall’impresa. La minoranza di “Vivi Merone” ha ricordato come già nel mese di luglio, all’inizio dei lavori, una perizia aveva confermato lo stato di precarietà di quella struttura: per quale motivo si sono affrontati ugualmente i lavori?
Anche l’altra lista di opposizione “Rivalutiamo Merone” ha sostenuto la necessità di un’indagine tecnica più approfondita per un progetto così costoso, chiedendo allo stesso tempo che venga nominata una commissione, composta da quattro consiglieri, due di maggioranza e uno per ogni lista di opposizione con presidenza della stessa alla minoranza. Compito della Commissione è di seguire i lavori di messa in sicurezza della frazione di Pontenuovo, che prevedono la spesa di 2.450.000 euro. Questa ingente cifra è  giunta a Merone sei anni direttamente dal ministero dell’Ambiente, in piena campagna elettorale, e senza che vi fosse un progetto di intervento ben definito. Il 29 aprile 2004 l’allora sindaco Mario Redaelli inoltrava al Ministro per l’Ambiente, Altero Matteoli, una richiesta di contributi per un valore economico di € 2.450.000,00 al fine di scongiurare pericoli di esondazione del Lambro in località Pontenuovo, come era già avvenuto nel 2002. Per avere questa sovvenzione il sindaco faceva riferimento all’art. 16 della legge 31 luglio 2002, N. 179, meglio conosciuta come “legge Sarno”. La risposta da Roma arrivava immediatamente, un fatto insolito rispetto alle lungaggini della burocrazia statale. Il 21 maggio sempre dello stesso anno il ministro Matteoli informava il sindaco che la domanda era stata inserita “nel 9 programma stralcio di interventi urgenti” e che “il provvedimento era stato già trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione”.  I soldi poi effettivamente arrivarono, come aveva sempre sostenuto Mario Redaelli, ma poi a gestirli è toccato a Pietro Brindisi, vincitore delle elezioni comunali del 2004 e poi del 2009.

 

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