La Goccia Briantea

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Les enfantes sourcieres de Kinshasa PDF Stampa E-mail
Venerdì 25 Febbraio 2011 17:13

Kinshasa: ore 17:40, atterro col volo AF 888 al N’jili International Airport. Dopo due ore e trenta riesco a recuperare tutti i bagagli e vengo indirizzata fuori dall’aeroporto dove mi attende il fuori strada che mi porta tra le vie della capitale. Non mi esprimo, attonita guardo fuori dal finestrino: la folla che cammina per strada, le fatiscenti baracche, le luci,i suoni , il buio,la strada dissestata, mi aggrappo spesso per equilibrarmi dagli scossoni dovuti alle profonde buche che incontro sul mio cammino. Potrei prolungarmi raccontando un’ infinità di cose, ma la luce del sole del mattino mi mostra qualcosa di inquietante: piedini nudi, stracci, gonne e camicie lacerate, sudice, maglie 3 o 4 volte più grandi... sono solo alcuni dei pungenti particolari che danno forma ai les enfantes de la rue. Quasi quindicimila bambini vengono inghiottiti da questa discarica a cielo aperto: e’ Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, stato grande come un quarto dell’Europa, una volta definita “Kin la belle” (Kinshasa la bella), ora denominata “Kin la pubelle” (spazzatura), palcoscenico di uno dei fenomeni sociali più atroci e raccapriccianti del nostro secolo: i les enfantes sourcieres. Bimbi tra i 4 e 12 anni vengono cacciati di casa con l’accusa di portare l’indoki, in lingala malocchio. La loro unica colpa? Trovarsi per caso vicini alle disgrazie quotidiane, essere colpiti da una malattia che non permette di aiutare la famiglia a racimolare qualche franco per mangiare, essere troppo timidi, troppo vivaci, fare pipì a letto ad un’età oltre il limite consentito o semplicemente avere una famiglia troppo povera.. Questo basta per essere gettati in mezzo alla rue, venir abbandonati e lasciati al proprio destino, esser bruciati vivi, diventare soughie.(stregoni)



Il caso Falon

Dov’è Falon?
Falon è una giovane ragazza di solo 17 anni, con una grave forma di anemia falciforme che la rende debole, che non le permette di avvinghiare su quel suo fragile dorso uno dei tanti bimbi sfornati dalla madre. Con l’accusa di portare il malocchio, viene affidata prima alle cure del padre, uno dei tanti preti esorcisti spuntati come funghi, parallelamente a questo inquietante fenomeno, poi gettata per strada perchè l’esorcismo non è andato a buon fine. Ora nessuno sa più dove si trovi: qualcuno dice di averla vista a Matete, uno dei quartieri più miserabili di Kinshasa , altri affermano che risieda a Masina, altro sobborgo affollatissimo in cui sorge il più famoso mercato della capitale ... altri ancora credono sia morta. Il fenomeno dei bimbi stregoni, detti anche bimbi di strada, costituisce la vera piaga di questa città priva completamente di qualsiasi assistenza socio-sanitaria, che ancora oggi sta subendo le terribili conseguenze delle guerre che hanno coinvolto la RDC nell’ultimo ventennio. La situazione globale è poco migliorata, e migliaia di persone , in particolare i bambini, continuano a morire per fame, malnutrizione, malattie, e a causa di guerriglie locali tutt’ora presenti ad est del paese. Del primo caso di stregoneria rivolta ai bambini se ne sente parlare negli anni ottanta, dove in una regione rurale del katanga, una ragazzina viene accusata di essere indemoniata, e quindi un male da estirpare. Questo fenomeno inizia a divulgare celermente in tutto l’enorme stato, sino a trovare il suo epicentro nella capitale Kinshasa, la quale conta un numero senza pari di bambini di strada. In verità a Kinshasa quasi tutti i bambini vivono per strada, ma tra questi si possono identificare due gruppi: i les enfantes dans la rue e i les enfantes de la rue. Al primo gruppo appartengono tutti bimbi, che giocano, che vivono la loro giornata tra le vie della capitale, nell’attesa di rincasare la sera presso le proprie famiglie. Al secondo gruppo invece appartengono i famosi soughiè, i piccoli stregoni, i relitti di Kin la belle, coloro che della strada hanno fatto la propria casa, interrompendo completamente ogni rapporto con la famiglia d’origine. E sono proprio quest’ultimi che si radunano intorno ai mercati, alle stazioni, ai cimiteri, fuori dai locali pubblici. Vivono in branco organizzati secondo un modello gerarchico-militare. Sopravvivono di espedienti, praticando piccoli furti, o occasionali lavoretti, ma la maggior parte di essi campano con l’ elemosina o le ragazzine con la prostituzione. Non hanno una grande prospettiva innanzi a loro: i più fortunati vengono recuperati da qualche associazione umanitaria, per i rimanenti invece c’è ben poco da sperare .
Parecchie ONG provenienti da tutto il mondo cercano di prestar soccorso , attraverso occasionali operazioni e missioni in loco, ma l’estensione della città e il tema , unico nel suo genere, non favorisce il raggiungimento degli obiettivi, rendendo molto difficoltoso l’operato. Si è constatato infatti, che non è sufficiente illustrare ai vari operatori questo fenomeno nella sua peculiarità, ma diviene assolutamente indispensabile approfondire accuratamente le cause che hanno permesso l’esplodere di questo male, ricercando i moventi nelle radici della cultura congolese.
Esperti di storia e cultura africana cercano di darne una spiegazione attraverso un’analisi antropologica che fa risalire le sue origini al periodo pre-coloniale. La cultura e religione congolese è sempre stata caratterizzata da una credenza fortemente animista: la popolazione viveva raggruppata in villaggi , i quali erano custoditi da un capo protettore, che assumendo il ruolo di chef- coutumier , era in grado di mantenere con suoi riti magici, la stabilità all’interno della comunità.
L’universo era strutturato dalla compresenza di due mondi: uno visibile e un altro invisibile,governato dagli spiriti dei morti che avevano il potere di decidere le sorti dell’intera comunità. Con la colonizzazione, animismo e spiritismo vengono completamente cancellati, perchè ritenuti espressioni negative di una religione selvaggia, ed attraverso un processo di acculturazione violenta sono stati imposti modelli religiosi e culturali completamente sconosciuti alla popolazione locale. Durante gli anni delle invasioni occidentali, si assiste a qualche tentativo di sincretismo religioso da parte di profeti locali, puntualmente represso dai nuovi ospiti. Le problematiche maggiori subentrano con la fine del periodo coloniale e con il conseguente abbandono di questo popolo al proprio destino.
La comunità congolese, se da una parte ha avviato un processo di controacculturazione attraverso la ricerca della propria identità perduta, dall’altra tenta un’ opera di sincretismo religioso della vecchia tradizione animista con la nuova religione cristiana. Non bisogna dimenticare inoltre che parliamo di un popolo che tutt’ora è molto credente, e sebbene gli spiriti degli antenati non governino più il mondo visibile, lo spirito di Dio ha preso il loro posto divenendo il nuovo motore universale; ed è così che le vecchie forze malvagie, un tempo controllate dal capo villaggio, sono sostituite dallo spirito di satana, in grado di disseminare disgrazie se non tenuto sotto controllo dal nuovo pastore esorcista, il cui potere è legittimato da Dio.
Questo fenomeno si sussegue in una comunità fortemente disorientata, impaurita, terrorizzata dalle mille difficoltà quotidiane, in un contesto di estrema fragilità strutturale. Il popolo è stanco ,provato nell’intimo della propria identità, ed il male che lo colpisce è talmente grande, tanto da inficiare il frutto più bello della comunità stessa: il bambino.
Ed ecco quindi che il bambino assume contemporaneamente il ruolo di vittima innocente e salvatore della comunità. Egli è involontariamente colpito dal demonio che lo possiede rendendolo un essere malvagio, portatore di disgrazie; è un male da estirpare attraverso rituali di esorcismo, i quali costituiscono i soli atti in grado di ristabilire l’ordine della comunità, salvandola dal male. Parallelamente all’interpretazione antropologica del fenomeno si affianca la più banale spiegazione , ma non per questo poco veritiera, che il bambino indemoniato è semplicemente una scusante per sbarazzarsi di una bocca in più da sfamare. Qualsiasi siano i motivi che hanno causato l’esplosione di questo fenomeno, non dobbiamo dimenticare che 15 mila bambini, vengono privati del diritto di avere un’infanzia, e che parecchi di essi , ormai rassegnati e con grande fatalismo si auto convincono di possedere i poteri dei quali vengono accusati, mettendosi si’ a fare miracoli....ma per sopravvivere!

Therese Redaelli

 

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