La Goccia Briantea

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CHE COSA E’ LA FILOSOFIA (Quindicesima parte) PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Luglio 2010 10:40

La filosofia nel suo plurisecolare cammino è rimasta sostanzialmente invariata rispetto alle sue origini, è rimasta sempre “amore del sapere” e in quanto tale si avvicina progressivamente al suo oggetto, la verità, ma non riesce mai a coglierla nella sua pienezza ontologica. Fatta la premessa che l’ontologia si occupa delle strutture ultime della realtà, dal punto di vista ontologico sarebbe pure possibile astrattamente per il soggetto cogliere completamente il proprio oggetto, ma occorrerebbe, per così dire,un atto di annullamento del soggetto nell’oggetto, una sorta di immedesimazione con l’oggetto stesso. E  questo non è affatto possibile perché l’uomo rimane sempre tale e cioè il soggetto della ricerca che mantiene un certo scarto con l’oggetto senza mai poterlo afferrare del tutto. Questa è la ragione essenziale del motivo per cui all’uomo è precluso il pieno possesso della verità.
Dante, infatti, diceva che se l’uomo avesse avuto la possibilità di poter conoscere tutto, non sarebbe stata necessaria l’incarnazione del figlio di Dio:

“State contente umane genti al quia
chè se possuto aveste  veder  tutto
mestier  non   era   partorir  Maria”

La ricerca filosofica è certamente inesauribile ma ciò non autorizza una caduta nello scetticismo perché la filosofia vuole caratterizzarsi come sforzo continuo di appropriazione della verità. Il filosofo Cusano paragonava la conoscenza perfetta della verità ad una circonferenza, mentre la conoscenza umana era costituita da un poligono inscritto in quella circonferenza: aumentando progressivamente i lati del poligono, si incrementeranno i punti di contatto tra il poligono e la circonferenza, ma il poligono non coinciderà mai perfettamente con la circonferenza. In altre parole, ci si può avvicinare sempre più alla verità, ma non sarà data mai all’uomo la possibilità di abbracciarla nella sua interezza.
La filosofia fa certo parte del nostro essere, del nostro modo di pensare e di orientarci, ma non ha nulla a che vedere con le  soggettive visioni del mondo, che restano solo opinioni, perché essa, come diceva Hegel, è una scienza oggettiva della verità, una conoscenza concettuale e non una mera sfilza di opinioni. Vista da questa angolazione la storia della filosofia ha mantenuto inalterato il suo fascino, perché è stata la storia delle risposte che l’uomo, nel corso dei secoli, ha cercato di dare alle sue assillanti domande, ai suoi eterni, inquietanti perché. Le risposte che l’uomo si è dato sono state spesso molto diverse fra loro, ma questo non deve costituire un motivo di sconforto anzi, se osserviamo la questione sotto un diverso aspetto, è bello poter cogliere la varietà delle alternative che sono state  proposte. Il fornire risposte diverse o addirittura discordanti ad uno stesso problema è una sorta di arricchimento, ma ciononostante  le varie prospettive elaborate dai filosofi non hanno colmato l’abisso che ci separa dalla verità e questa allora rimarrà sempre un valore ideale cui tendere.
La bellezza della filosofia, la sua eterna giovinezza se vogliamo, è proprio in questa sua incessante ricerca della verità senza conseguirla, anzi, paradossalmente, se riuscissimo a raggiungerla verrebbe meno il fascino della ricerca.
A volte le domande possono anche essere scomode, ma in fondo il filosofo rimane sempre quel rompiscatole alla maniera di Socrate che non vuole accontentarsi di verità di facciata, rifugge dalle banalità, dalle frasi fatte e dalle mezze risposte, però questo rompiscatole ha una immensa virtù, vuole aiutare i propri simili, insegnare loro ad essere più liberi e realizzati, abituandoli a comprendere che, come  faceva dire Dante al suo Ulisse:

“nati  non  foste  a  viver  come bruti ma per seguir virtude e conoscenza”.

Il filosofo è chi per amore profondo della verità sa essere umile fino ad accettare di far brutta figura di essere ignorante e di aver torto di fronte ad un proprio antagonista che dice la verità.
Il filosofo è chi è disposto ad inginocchiarsi di fronte anche ad un barlume di verità ed è disposto a cambiare la sua opinione se, dopo controlli critici e severi, si rende conto che  quella verità in cui credeva prima non era veramente tale..
Il filosofo è chi sa soffrire per la verità perché tiene sempre presente che tra gli uomini la verità può spesso produrre odio e divisioni.
In definitiva la sapienza è inattingibile, il nostro sapere resterà sempre parziale, limitato, finito e costitutivamente aperto perché l’uomo non può trascendere i suoi limiti ontologici.
L’inadeguatezza umana alla verità riconduce l’uomo alla sua dimensione più vera e reale: né sapiente, ma neppure ignorante, solo e semplicemente amante della sapienza, cioè filosofo.   
(Continua)
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