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Superate in tutta la regione le 100 mila firme per il Referendum contro la privatizzazione dell’acqua PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Luglio 2010 10:39

La Lombardia vuole l’acqua pubblica!

È iniziata il 24 aprile e si concluderà il 4 luglio la raccolta firme per il Referendum contro la privatizzazione dell’acqua (www.acquabenecomune.org). È un momento importante per la democrazia, oltre che un impegno considerevole.
A livello nazionale l’obiettivo è superare 1 milione di firme, delle quali 150 mila firme nella sola Lombardia. Un obiettivo che ha visto impegnate tutte le organizzazioni (associazioni, sindacati, partiti, movimenti, comitati spontanei, ...) che si battono contro la mercificazione di un bene essenziale per la vita, le quali hanno allestito banchetti in tutta la penisola, dai gruppi parrocchiali ai centri sociali, dai luoghi di lavoro ai concerti dei gruppi rock. Come detto 1 milione di Italiani hanno già firmato, essendo interessati alla salvaguardia di questo bene comune, che non deve essere ceduto al mercato.
Coi 3 quesiti referendari si chiede l’abrogazione delle norme che obbligano a privatizzare i servizi idrici. In primis il Decreto (che porta il nome del ministro Ronchi) votato dal Parlamento lo scorso 19 novembre 2009, con cui l’acqua è stata definita un servizio pubblico di rilevanza economica, cioè una merce. Lo stesso Decreto impone a tutti i comuni di mettere sul mercato, entro il 31 dicembre del 2011, la gestione dei loro acquedotti! In tal modo l’acqua di tutta la penisola finirà nelle mani delle 2 o 3 multinazionali, le stesse che già hanno messo le mani sugli acquedotti di mezzo Mondo! E gli effetti delle privatizzazioni sono noti a tutti: aumento delle bollette, a fronte di pochi – o addirittura nessuno – investimenti sulle reti e sui depuratori.
Se invece il Referendum passasse, in Italia l’acqua potrebbe essere gestita solo da enti pubblici, come già avviene in altri Paesi europei: in Belgio, in Svizzera e in parte della Germania.
Con gli altri 2 quesiti si vogliono abrogare gli articoli di legge che obbligano a consegnare la gestione dell’acqua a una società di capitali, e che garantiscono una remunerazione del capitale (cioè un utile) del 7% al gestore. Coi quesiti n. 2 e n. 3 si chiede pertanto che la gestione dei servizi idrici resti nelle mani dei comuni e che sull’acqua non si possano fare profitti.
Il Referendum avrà quindi il compito di fermare la mercificazione dell’acqua. Per questo è importante che gli Italiani, dopo che 1 milione ha messo la firma sui 3 quesiti referendari, a primavera 2011 vadano a votare. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
L’elenco dei banchetti e delle iniziative per l’acqua pubblica, è riportato sui siti www.acquabenecomune.org e www.contrattoacqua.it .
Roberto Fumagalli, referente per la Lombardia per il Referendum acqua

 

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