La Goccia Briantea

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NON RASSEGNAMOCI ALL'INERZIA PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Maggio 2010 12:10

(Un’agenda per la maggioranza)

Quanto leggerete di seguito è, nelle mie intenzioni, di voler insegnare niente a nessuno, ma limitarmi a suggerire comportamenti derivanti dall’essere cittadino di Rogeno.
Il Comune di Rogeno ha enormi potenzialità, direttamente proporzionali alla sua capacità di vivere e trasmettere una sensibilità civica. E’ chiamato a metterla a frutto nella prospettiva del bene comune dei cittadini, ancor prima di concentrarsi su problemi programmatici. Oggi, forse ancor più che ieri, il Comune è chiamato a vivere non per se stesso, ma per il paese. E con audacia. E’ nelle piccole cose di tutti i giorni che si notano i limiti dei vari servizi comunali; quelli di cui il cittadino avverte sulla propria pelle come incongruenze burocratiche costose ed assurde. Sì. La stolta burocrazia vigente è la punta di un malessere generalizzato e profondo. Il vero segno di sfiducia infatti è che gli enormi errori quantificabili anche in danni: megapalestra, scuola primaria e diversi altri, oltre a quelli fatti da persone e quindi di maggiore gravità, tutti avuti in eredità da precedenti Amministrazioni, oggi non riescono a provocare una reazione tale da cambiare nel profondo il modo, seppur gentile, di porsi  del personale responsabile comunale perché, da troppi anni, indotto da “un’ermetica e stolta disposizione burocratica” che nega la pur innata gentilezza d’approccio. La conseguenza è che questa “ermetica e stolta disposizione burocratica”, sfocia in alcuni giustificati casi che “urtano” la sensibilità dei cittadini. Da qui la rassegnazione e il ripiegamento, una sorta di malattia che si chiama “inerzia”. Si dice spesso di abbassare i toni. Dovreste invece alzare le idee, le prospettive e rimuovere la costosa e lacunosa burocrazia predetta. Più coraggio e meno formalismi. Insomma, ritrovare un’anima. Di qui si riparte per un paese migliore. Sì. Assistiamo a uno sfarinamento della coscienza perchè nei momenti di emergenza dovrebbe apparire un legame tra noi. Ma se non viene rivitalizzato da nuove più snelle procedure programmatiche, da una nuova passione interiore, vivrà di inerzia, fino a spegnersi. Tutti ne siamo coinvolti. E tutti dobbiamo reagire: dalla politica, spesso occupata solo ad amministrare e non di rado malamente, chiamata ad eliminare tutte quelle fumose e costose estremizzazioni burocratiche, alle Chiese, chiamate ad aiutare i cittadini perché ritrovino una maggiore fede. Sì. Non si tratta di uniformare le visioni, semmai di elaborare una nuova concezione di porsi al servizio del cittadino: idea primaria e per la quale ci si deve impegnare. Chiunque abbia una coscienza anche rudimentale di come funziona il Comune, non deve lesinare nel segnalare dissonanze amministrative oltre a reperire energie e volontà di operare per il suo, che poi è il nostro, bene.


Antonio Isacco

 

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